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Ho dimenticato la giacca - Erika CalesiniUn'"invasione" di opere d'arte che parlano di ecologia e di sostenibilità ambientale ed anche di recupero dei sentimenti, di riciclo dell’anima. Opere dedicate alla bicicletta, mezzo di trasporto ecologico per eccellenza (oltre ai piedi).

A Ferrara, fino a domani 23 settembre, nella piazza Municipale di Ferrara si possono ammirare le installazioni dell'eco artist Erika Calesini, sotto il titolo Emozionandomiemoziono.

"Di fronte a casa mia - racconta Erika - c’è una pista ciclabile. Vedo quotidianamente passare vecchi signori con le loro biciclette, sgangherate, segnate dalla vita, e sempre di più mi accorgo come ogni bicicletta sia diversa dalle altre e assomigli sorprendentemente all’uomo che la cavalca, come succede con i cani e i loro padroni…”.

Le due ruote sono il grande amore di Erika, simbolo di libertà e di capelli al vento, di sogno e di leggerezza, ma saldamente attaccate alla terra. Questo mezzo di trasporto antico ma attuale, che fa volare e nello stesso tempo scivola fermo sulla strada, è presente in molte creazioni dell’artista, lavorato, saldato, picchiettato, schiacciato da presse, scomposto e ricomposto e infine posizionato su tele di legno e di metallo.

La serie dei “metà mattina” e dei “serali” rappresenta i sentimenti del passaggio, del cambiamento, mirabilmente espressi anche in “La vita umana e le sue realtà”, dove le due ruote sono arricchite da rose, profumi ma anche da spine, realizzate con i pistoncini delle camere d’aria.

La mostra, allestita in occasione dell'Anno della Bicicletta, fa parte del programma della quarta edizione della Biennale d'Arte di Ferrara, vetrina di arti visive e dei comunicazione estetica a livello nazionale.

San Francesco è considerato il primo ecologista della storia (Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Patrono dell'Ecologia) ed è sulle orme del "poverello di Assisi" che si muove la mostra collettiva di arte contemporanea "Fratello Ambiente Sorella Arte", curata dalla Secop Edizioni, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, Soprintendenza Speciale PSAE e per il Polo Museale della città di Roma e Comune di Corato (Ba).

La mostra, che si inaugura il 30 settembre nelle Sale Alessandro VI di Castel Sant'Angelo a Roma e rimane aperta fino al 12 ottobre (in occasione della solennità del Santo che si festeggia il 4 ottobre), propone una rilettura in chiave contemporanea del "Cantico delle creature", nella convinzione che ritrovare il senso della fratellanza fra l'uomo e il creato è la chiave di uno sviluppo sostenibile e in accordo con il rispetto dell'ambiente. Come dire, una sensibilizzazione sui temi dell'ecologia, attraverso i linguaggi dell'arte e della poesia.

Dodici gli artisti presenti: Constantinos Andronis, Sergio Bertinotti, Alison Brown, Natino Chirico, Ferj Codognotto, Cecilia Di Rocco, Carlo Marraffa, Francesco Martinelli, Luciano Montemurro, Carlo Perone, Claudio Rosa, Giulio Rossetti, che si esprimono attraverso differenti linguaggi espressivi, passando dalla scultura alla fotografia, dalla pittura alla ricerca grafica, fino al cortometraggio cinematografico.

Per collegare gli eterogenei percorsi di ricerca degli artisti, il designer Antonio Serlenga ha progettato un allestimento che trasforma le antiche sale del Castello in uno scenario naturale indomito e selvaggio, nel quale le creazioni degli artisti sono completamente immerse, fra giochi di luci, suggestioni musicali e sonore realizzate appositamente per la mostra dal musicista Rolando Macrini e parole di poeti.

Il percorso si articola attraverso quattro sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un tema di forte caratterizzazione e di grande impatto: la Stanza del Fuoco, la Stanza dei Profumi e del Cantico, la Stanza degli Uccelli e del Vento e la Stanza dell'Acqua e del Sole. All'interno di questo percorso il visitatore è direttamente coinvolto, tra stupore e incanto: dotato di piccole torce tascabili, il pubblico deve farsi strada tra i rami intricati di una natura intenta a difendersi, andando a scoprire in essa le opere in mostra. Un invito a immergersi nella bellezza per ritrovare se stessi e le ragioni profonde di un equilibrio con il nostro pianeta.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, lunedì chiuso.

Info: 080.8727960 - fratelloambientesorellaarte@gmail.com

Foto RF da Fotosearch.it

Segnalo uno mostra interessante, in corso all'Hangar Bicocca di Milano fino all’8 giugno 2008, che espone per la prima volta in modo organico e completo le opere e le documentazioni realizzate da Lucy e Jorge Orta durante la loro spedizione in Antartide in occasione della Biennial al Fin del Mundo del 2007.

Lucy (Gran Bretagna, 1966) e Jorge Orta (Argentina, 1953) lavorano insieme dal 1991. Dal 2002 lo Studio Orta ha la sua sede in un ex-caseificio a 50 km da Parigi, dove, sia in coppia sia come artisti indipendenti, affiancati da un team di designer, architetti, ingegneri, musicisti, artigiani e tecnici, gli Orta sviluppano grandi progetti su temi quali comunità e legame sociale, dimora e abitudini di vita, nomadismo e mobilità, sviluppo sostenibile, ecologia e riciclaggio.


Nella primavera del 2007 Lucy + Jorge Orta hanno intrapreso una spedizione in Antartide per partecipare ad un progetto di interventi artistici nella zona. Un viaggio reale e simbolico ai confini del mondo, dove le condizioni ambientali e di vita sono estreme, al limite della sopravvivenza. La mostra Antarctica, allestita all’Hangar Bicocca e curata da Bartolomeo Pietromarchi, espone per la prima volta in modo organico e completo le opere e la documentazione realizzati in Antartide. La mostra costituisce anche l’occasione per presentare alcune importanti opere realizzate da Lucy + Jorge Orta nel corso degli ultimi cinque anni sulle tematiche delle emergenze sociali, ambientali e umanitarie contemporanee: mobilità, diaspora, emergenza climatica e ambientale, diritti umani.

L’installazione Anctartic Village- No Borders è stata originariamente commissionata agli artisti in occasione della Primera Biennal al Fin del Mundo, tenuta ad Ushuaia City, Terra del Fuoco, nell’aprile 2007.
Il tema di questa edizione della Biennale era Pensare, alla fine del mondo un altro mondo è possibile e per i due artisti Antarctica rappresenta proprio questo: un continente libero dai conflitti e dallo sfruttamento commerciale, vincolato da un trattato di pace internazionale.

Lucy + Jorge Orta presentano negli spazi dell’Hangar Bicocca le 25 tende che costituivano Antarctic Village - No Borders installate in Antartide da febbraio a marzo 2007 così come i Paracadute a goccia, gli Equipaggiamenti da sopravvivenza e il video della loro spedizione.

Antarctic Village - No Borders è un simbolo della condizione di coloro che tentano in ogni modo di varcare un confine per rifuggire dai conflitti politici e sociali del proprio Paese. Le tende formano un accampamento che ricorda le immagini dei campi di rifugiati. Strutturalmente le tende sono emblematiche della ricerca degli Orta sull’architettura termica modulare con le caratteristiche dei rifugi nomadi. Le dimore stesse, realizzate usando le bandiere dei Paesi di tutto il mondo con protesi di vestiti e guanti, simboleggiano la diversità e molteplicità dei popoli. Le membrane sono stampate a mano su supporti in seta, decorati a loro volta con testi che si riferiscono a un emendamento della Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, creato dagli artisti - Articolo 13:3 che evoca un possibile nuovo Villaggio Globale. Preservato da attività militari e tutelato come ecosistema, l’Antartide possiede il 70% delle riserve d’acqua dolce del pianeta. Antarctic Village diviene così l’emblema di un futuro in cui la vera globalizzazione sarà la redistribuzione delle risorse insieme al diritto di esistere di tutti i popoli della Terra.

La mostra è concepita come un percorso che si snoda negli ampi spazi dell’Hangar Bicocca tra nuove installazioni e una selezione dei primi lavori: oltre ad Antarctic Village - No Borders, sono esposte varie installazioni come Orta Water, sul progetto del riciclo e riuso dell’acqua, Urban Life Guard, una serie di figure di sopravvissuti realizzate dagli artisti per le loro performance urbane, Nomad Hotel, un grande camion militare riconvertito con micro strutture abitative, e M.I.U. (Unità di intervento mobile), una ambulanza della Croce Rossa trasformata al cui interno sarà distribuito ai visitatori l’International Antarctic Passport, un passaporto reale, creato dagli artisti come simbolo della libera circolazione tra i popoli, per l’abolizione di tutte le frontiere, reali ed immaginarie, ostacolo all’integrazione e allo scambio culturale tra i popoli.
Inoltre in occasione della mostra saranno prodotte due nuove principali opere: una OrtaWater Unità di Intervento Fluviale e Life Line, una grande installazione a parete di poetici giubbotti salvagente.

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