Rese impellenti anche dall'adesione di vari Paesi industrializzati al protocollo di Kyoto – che li ha impegnati entro il 2012 a ridurre il totale delle emissioni di gas e l'effetto serra almeno del 5% – le problematiche legate al risparmio energetico, alla certificazione e alla sostenibilita' ambientale accrescono sempre piu' la loro importanza anche in ambito produttivo.
Le imprese pubbliche e private passano cosi' all'elaborazione di azioni mirate che hanno portato, tra l'altro, alla nascita di una nuova figura emergente, il green manager o environmental manager, destinato a ricoprire un ruolo strategico fondamentale nelle aziende di oggi e di domani.
Il professionista del "return of environment" e' un esperto dell'ambiente, con forti conoscenze riguardo alle energie rinnovabili, ma anche agli aspetti regolatori e normativi che tutelano il rispetto dell'ambiente. Secondo gli esperti della societa' di consulenza Watson Wyatt, i green manager delle maggiori aziende operanti in Italia possono arrivare a guadagnare fino a 90mila euro l'anno.
Il loro compito fondamentale e' quello di "vigilare" perche' la produzione aziendale non abbia ripercussioni negative sul contesto territoriale, in particolare in quelle organizzazioni che hanno acquisito la certificazione Uni En Iso 9000 e Iso 14000 o che abbiano intenzione di farlo.
Per far questo, il green manager si occupa di mantenere legami con tutti i settori dell'azienda – dall'acquisto alla certificazione, dal marketing alla strategia d'impresa – per diffondere anche tra i dipendenti la cultura verde. L'obiettivo e' quello di trasformare il rispetto dell'ambiente da parte dell'azienda in vantaggio competitivo per la stessa, trasmettendo nell'organizzazione una visione della tutela come investimento e non come costo, in modo che l'impresa possa contribuire alla crescita economica del territorio sul quale opera.
Esiste anche una ulteriore "specializzazione" di questa figura professionale: si tratta del green procurement manager, che lavora principalmente nel settore acquisti e fa in modo che venga comprata una sempre maggiore percentuale di prodotti/servizi "verdi", ossia quei prodotti e servizi che hanno un minore o un ridotto effetto sulla salute umana e sull'ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo.
Le universita' e le scuole d'alta formazione cominciano a promuovere iniziative formative utili a quest'ambito. Ne sono un esempio i corsi organizzati dalla scuola Emas ed Ecolabel, promossa dalla sede bresciana dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, e i master proposti ad esempio dalla Strategies Business School e dall'Universita' degli Studi di Perugia.
Fonte Monster





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