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Categorie energie rinnovabili

Dall'11 al 14 aprile 2008 il quartiere fieristico di Villa Potenza a Macerata apre le porte alla prima edizione di EnergetiCasa: fiera a valenza regionale per la promozione e la conoscenza delle energie  rinnovabili, dei metodi ecocompatibili per la produzione di energia, il risparmio energetico e il vivere ecosostenibile.

Da anni ciascuno di noi ha creduto che ogni comfort quotidiano fosse scontato e fruibile in modo illimitato finché la scienza, più illuminata e lungimirante, ci ha disincantato affermando con forza che le risorse naturali sono un patrimonio limitato e che lo sfruttamento irrazionale delle stesse non può altro che compromettere il futuro dell’ambiente e delle società umane.

Per anni lo sfruttamento delle fonti energetiche è stato sregolato ed eccessivo; solo negli ultimi anni si è acquisita la consapevolezza che sono destinate ad esaurirsi e pertanto vanno sostituite ed amministrate con la massima attenzione e con grande parsimonia.

Agire per la sostenibilità ambientale, però,  non significa solo sostituire le sorgenti per la produzione di energia ma in primis vuol dire consumare meno, ridurre il fabbisogno energetico di ciascuno e, proprio con questa prospettiva, nasce EnergetiCasa.

Gli organizzatori intendono con la manifestazione promuovere una cultura basata sul rispetto di ciò che ci circonda e sull’adozione di comportamenti responsabili e quindi sensibilizzare, adulti e bambini, al risparmio energetico in ogni ambiente di vita. Intraprendere un cammino condivisibile che conduce al rispetto dell’ambiente è possibile senza caricare qualcuno di responsabilità o prefigurando scenari catastrofici.

L’innovazione tecnologica può rassicurare e la strada per la sostenibilità è percorribile, anzi, può e deve essere intrapresa.
 
EnergetiCasa si propone di dare un forte impulso al settore creando un punto di incontro tra le realtà della produzione e della commercializzazione di sistemi per la produzione di energie alternative, pulite e rinnovabili nonché un luogo per una corretta informazione su una tematica di larga diffusione ma non sempre di semplice comprensione.

A tal fine la manifestazione ha previsto un ricco programma convegnistico e un ampio percorso espositivo che illustrerà quattro aree tematiche distinte in:
• Energie alternative
• Servizi per il controllo e il risparmio energetico
• Arredo e tecnologie ecocompatibili
• Impiantistica e sistemi integrati per le abitazioni.

In linea con gli obiettivi di EnergetiCasa, sarà presente un punto biologico a cura dell’organizzazione Vivi la tua Terra che proporrà la frontiera del  mangiare in maniera sana e naturale.

La  professionalità e la specializzazione degli espositori, l’esposizione di prodotti certificati e di qualità, la presenza di esperti provenienti da tutta Italia, il sostegno delle Istituzioni e l’entusiasmo degli organizzatori sono tutti elementi che fanno di  EnergetiCasa un appuntamento da non perdere.

Da Legambiente per le energie rinnovabili

Un pensionato trevigiano, Ottorino Saccon, che ha lavorato assieme agli studenti dell'istituto tecnico ''Galileo Galilei'', di Conegliano (Treviso), ha inventato e realizzato una cucina in grado di cuocere qualsiasi cibo utilizzando la sola energia del sole.
La singolare ''macchina'' e' stata presentata oggi in occasione della 1347/a edizione delle Fiere di santa Lucia di Piave. La cucina solare e' capace, una volta esposta al sole, di rifletterne i raggi su un unico punto, generando cosi' energia termica sufficiente a raggiungere una temperatura superiore ai 220 gradi centigradi. Con tale dispositivo, che pesa in tutto 17 chili, e' stato possibile cuocere dalla pasta alla carne, dai dolci alla pizza, dal pane alle verdure.
Il prezzo commerciale e' di 250 euro ed i proventi della vendita andranno a finanziare la costruzione delle cucine solari nell'ambito dei progetti di aiuto ai Paesi in via di sviluppo, come Eritrea, Etiopia e Kenya.

Fonte Ansa

Un quadrato di 210 per 210 chilometri. Poco più grande di metà della pianura padana. Ma nel Sahara.
«Questo quadrato ipotetico rappresenterebbe comunque poco più di un millesimo dei deserti esistenti - spiega il premio Nobel Carlo Rubbia - ma su di lui il Sole ogni anno irraggia in media 15 terawatt di energia, tanti quanti ne consuma l'intera nostra civiltà. E supponiamo, come ci dicono i trend, che al 2030 si vada al raddoppio. Si tratterebbe solo di aggiungere un altro millesimo di deserto solare, e di metterlo al lavoro». Questo è il sogno energetico che ormai da più di un decennio muove centinaia di menti e di organizzazioni, pubbliche e private, non solo in Europa ma anche nel Nord-Africa, nel Mediterraneo e negli Usa. E non è solo un sogno, ma una necessità: «al 2025 l'Europa a 25 avrà un deficit elettrico di metà dei suoi consumi - dice Hans Muller-Steinaghen, del Dlr, centro aerospaziale tedesco - pari a oltre 230 gigawatt (l'Italia al 2030 per 16 gigawatt, ndr), a mano a mano che le vecchie centrali fossili verranno dismesse. E altri 230 aggiuntivi verranno dalla crescita dei consumi elettrici dei paesi Mediterranei e del Medio Oriente. Un fabbisogno enorme, che solo una fonte può sostenere: il grande solare desertico, l'unica con un potenziale di oltre cento volte gli scenari più estremi».
Per tre anni gli esperti tedeschi, guidati dal ministero dell'Ambiente di Berlino (insieme a colleghi giordani, marocchini, egiziani e algerini) hanno lavorato sugli scenari tecnologici di Trans-Csp e Med-Csp, due grossi volumi, irti di cifre e grafici, su come dovrà cambiare l'intero contesto energetico dei due continenti. Europa, Nord-Africa e Medio Oriente interconnessi da una sola rete elettrica ad alta capacità di trasporto in corrente continua, e grandi centrali solari termodinamiche a concentrazione desertiche (Csp, concentrated solar power) in grado di produrre e inviare centinaia di gigawatt di potenza fin nel nord-Europa, oltre a soddisfare i consumi locali (anche di acqua desalinizzata). Una visione grandiosa, quasi temeraria (uno dei suoi primi sostenitori, negli anni '90, è stato Carlo Rubbia), ma che ora comincia a diventare realtà.
Se ne è avuta una prova in occasione di World Solar Power 2007, la prima conferenza internazionale sul Csp tenutasi in Europa, a Siviglia. Una tre giorni che ha visto la partecipazione di un centinaio tra aziende, centri di ricerca e istituti finanziari provenienti da Europa, Usa e Medio Oriente. L'occasione per l'organizzatore, la spagnola Abengoa, di esibire la sua creatura solare nuova di zecca, la grande centrale Ps10 con i suoi 600 specchi da 120 metri quadri sempre puntati sulla torre centrale alta 115 metri a Sanlucar, capace di produrre 10 megawatt. Attiva dallo scorso giugno, Ps10 è la prima del suo genere di tipo commerciale (dopo una quindicina di torri solari di ricerca costruite negli ultimi venti anni) ed è già in costruzione Ps20, di doppia potenza (12mila case servite) e poi è allo studio Ps 50, con tecnologie ancora in fase di sviluppo.
Il caso spagnolo, infatti, è il primo e più massiccio segnale di movimento concreto. Lo scorso 25 maggio il Governo di Madrid ha assicurato, per decreto, una generosa tariffa elettrica incentivata per le centrali solari Csp fino a 50 megawatt: 26,9 centesimi di euro per chilowattora (quasi tre volte il prezzo di mercato) fissi per 25 anni. «Abbastanza per far partire i progetti con le tecnologie solari attuali - osserva Mark Geyer di Solar Paces, l'associazione mondiale del solare termodinamico - per ripagare gli investimenti e i finanziamenti. E soprattutto per avviare quella curva di apprendimento che, al 2020, dovrebbe far scendere il costo del chilowattora solare sotto la soglia magica dei dieci centesimi, competitiva con il gas e il carbone. A quella data gravati da una carbon tax o dal sequestro della CO2».
E la Spagna, con le sue grandi pianure meridionali a tassi di insolazione nord-africani, sta correndo: «Al ministero finora sono affluiti progetti per ben 4.100 megawatt complessivi, di cui 412 megawatt già approvati - spiega Almudena Carrasco della Red Electrica de Espana - una risposta ben superiore alle previsioni». Oggi si contano almeno 35 centrali solari in fase di avvio o di progetto, con una chiara concentrazione in Andalusia e in tutto il centro-sud spagnolo. «La maggiore concentrazione europea, e soltanto noi di Abengoa contiamo di investire due miliardi di euro in un sistema di quattro impianti a SanLucar-Siviglia da 131 megawatt complessivi - spiega Santiago Seage, presidente di Abengoa Solar - ma gli investimenti sono in moto in tutto il mondo. Ad oggi noi stimiamo progetti per 6 gigawatt complessivi (e 20 miliardi di euro) in Europa del Sud, Usa, Nordafrica e Medio Oriente. E presto si aggiungerà alla lista l'Asia, oltre alle prevedibili centrali australiane. E saranno in prima fila anche India e Cina».
Restiamo però al Mediterraneo. Marocco e Algeria sono già della partita. Il primo a Ain Ben Mathar, con un impianto ibrido solare Csp (20 megawatt) e gas a ciclo combinato da 470 megawatt. E i primi 183mila metri quadrati di specchi solari serviranno agli ingegneri marocchini per farsi le ossa, dal 2010 sulla nuova tecnologia. E poi replicarla per esportare in Europa, via interconnessione con la Spagna, elettricità pulita e a basso costo. Altrettanto, e forse anche di più, per l'Algeria. Qui è stata già avviata una tariffa incentivata (non lontana da quella spagnola) e il primo passo prevede un impianto solare-gas da 160 megawatt a Hassi r'Mel. «Ma in questo complesso gasiero al centro dell'Algeria contiamo di sviluppare un tecnopolo solare tra i primi al mondo: al 2015 - dice Tewfik Hasni, direttore generale di Neal (New Energy Algeria, nuova consociata di Sonatrach) - prevediamo un investimento da un miliardo di dollari per 500 megawatt diretti al mercato interno e al 2020 un salto a 18 miliardi di dollari con un obbiettivo di 6mila megawatt solari per esportare elettricità in Europa. E vogliamo fare di Hassi r'Mel un punto di eccellenza mondiale, anche per lo sviluppo di nuove tecnologie». «E quella algerina è oggi la scommessa più massiccia, forse persino superiore a quella spagnola», commenta Carlo Rubbia.
Questi i progetti operativi presentati alla tre giorni di Siviglia. Ma anche Tunisia, Libia e Egitto stanno muovendosi. Israele ha già due centrali solari in funzione (e vari aziende leader, tra cui Solel e Luz due) mentre negli Emirati, ad Abu Dhabi, è stata recentemente inaugurata una intera nuova università tecnica, il Masdar Institute of Technology, interamente dedicata alle rinnovabili e con apporti del Mit e dell'Imperial College.
Il sogno dell'integrazione elettrica-solare del Mediterraneo, oltre ai collegamenti già attivi (Spagna-Marocco) prevede poi, al 2010, altri dodici elettrodotti (in tecnologia a corrente continua ad alto voltaggio) di cui quattro cross-mediterranei. E la Terna ha già annunciato il collegamento dalla Sicilia a Tunisi. Ma a questi dovrebbero seguire connessioni dirette con la Libia e dalla Sardegna all'Algeria. Mentre dalle coste spagnole partirà un cavo fino ad Orano.
E via Turchia la rete ad alta potenza risalirà fino in Germania. «Obbiettivo: al 2050 almeno 80 gigawatt affluiranno in Europa da una ventina di siti solari sulle altre sponde - conclude Muller-Steinaghen -. E almeno il 15% del consumo elettrico europeo dovrà essere assicurato, via solare, a 5-7 centesimi per chilowattora. Non è questione di sogni, ma di sopravvivenza e di sostenibilità. Per entrambi. Dobbiamo mettere al lavoro il nuovo oro del deserto».

Fonte Il Sole 24 Ore

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